LA SFIDA DELLE NUOVE TECNOLOGIE ENERGETICHE
La nostra epoca, della globalizzazione e dell'urbanizzazione, è caratterizzata da un conflitto crescente tra economia dell’uomo ed economia della natura, e tra una maggioranza di popolazione sempre più povera ed una minoranza sempre più ricca.
Mentre si produce ricchezza economica, si sta perdendo ricchezza ecologica, generando povertà ambientale a danno soprattutto delle generazioni future e dei soggetti marginali, in genere localizzati nelle aree più degradate. Mentre si produce ricchezza economica, cresce il numero di persone escluse dai suoi benefici: si produce cioè povertà sociale.
Il conflitto nasce, innanzitutto, dall’incapacità da parte dell’economia di riconoscere il ruolo assolutamente centrale dell’energia e delle risorse non rinnovabili estratte dal sistema ecologico.
Da un lato, si avverte il bisogno di una sempre maggiore quantità di energia per lo sviluppo della società umana: per la popolazione ricca, per quella povera e per quella futura. Basti pensare che oggi circa due miliardi di persone sono private dell’accesso all’energia elettrica, tanto che la povertà è sempre associata alla mancanza di energia. Dall’altro, il cambiamento climatico e l’inquinamento stanno determinando dei costi sempre più elevati ed insostenibili.
Invero, le fonti energetiche tradizionali non rinnovabili (il petrolio, il carbone, ecc.) rappresentano un limite “naturale” allo sviluppo economico. Il conflitto nasce, appunto, tra la limitatezza delle risorse naturali della Terra e la presunzione di un sistema economico che richiede “sempre più” per soddisfare bisogni illimitati.
La proposta di un modello di sviluppo “sostenibile”, fondato sulla capacità di “prendere di meno” dalla natura e di “dare di più” a molti, affronta il nodo di cui sopra.
In altri termini, con lo sviluppo sostenibile si cerca di costruire scelte capaci, soprattutto con riferimento al medio/lungo termine. Si minimizza il prelievo di risorse naturali e di energia dal sistema dell’economia della natura per non danneggiare la capacità autopoietica degli ecosistemi (in modo che anche le generazioni future possano avere la stessa capacità di scelta dell’attuale generazione).
Una caratteristica del pensiero economico tradizionale è stata quella di considerare il lavoro ed il capitale quali i più importanti fattori della produzione, trascurando l’energia.
Alla fine del ciclo produttivo tutta l’energia appare in forma “degradata”, con prodotti di rifiuto che possono essere pericolosi per la salute dell’uomo e dell’ecosistema.
Alcune emissioni hanno rilevanza sull’effetto serra ed il cambiamento climatico. Esse sono: CO2, CH4, N2O, SF6, Cfc, cioè rispettivamente il biossido di carbonio, il metano (che deriva da pratiche di coltivazione agricola, dalle discariche dei prodotti di rifiuto, da alcune attività estrattive, ecc.), il protossido di azoto, l’esafluorulo di zolfo, i clorofluorocarburi.
La percentuale del 50% circa dell’effetto serra è dovuta alla sola concentrazione di CO2 (Ipcc, 2001), che deriva dall’uso di combustibili fossili.
Altre emissioni, sotto forma di gas inquinanti (SO2, NOx, CO, benzene) e di micro-particelle solide, comportano danni alla salute dell’uomo (direttamente ed in particolare all’apparato respiratorio e, indirettamente, accumulandosi nella catena alimentare), nonché al patrimonio edilizio ed ecologico con processi di acidificazione ed eutrofizzazione.
La produzione e l’uso dell’energia determinano elevati danni all’ambiente ed a tutto l’ecosistema: danni non soltanto alla salute, ma anche all’economia di un’area poiché, a causa del degrado ambientale, essa diventa meno “attraente” alla localizzazione di nuove attività, soprattutto quelle collegate con la ricerca, l’innovazione, le nuove tecnologie, nonché il tempo libero ed il turismo. Tale capacità di attrazione, rappresentata dalla qualità di un’area o di un sito, è oggi il più importante fattore di sviluppo economico.
La sfida delle nuove tecnologie energetiche:
Per ridurre l’effetto serra, l’inquinamento ambientale e tutti gli altri danni conseguenti occorre migliorare le tecnologie esistenti, scegliendo quelle caratterizzate da maggiore efficienza energetica e minori emissioni inquinanti, con il ricorso ad energie rinnovabili e non fossili.
Per non compromettere la qualità della vita esistente, questa riduzione implica necessariamente un forte aumento della produttività:
• nel settore della mobilità e dei trasporti (sistemi integrati/intermodali), con nuove tecnologie caratterizzate da consumi minimi (come l’hyper car, ovvero l’automobile ibrida elettrica ed a carburante fossile), ed anche con l’introduzione di sistemi totalmente innovativi (automobili a celle a combustibile o ibride);
• nell’uso delle risorse naturali, idriche, territoriali: riduzione dello sprawl; conservazione del patrimonio esistente, delle aree protette e, soprattutto, riforestazione ed uso multifunzionale del territorio;
• nella produzione e manutenzione edilizia (abitazioni ecologiche e sostenibili, bioarchitettura, case “passive”) ed infrastrutturale.
La produzione edilizia corrente è in palese conflitto con l’ecosistema. Il settore delle costruzioni rappresenta il più grande consumatore di energia (più del 45% nell’Unione Europea).
Questione climatica
La città sostenibile è caratterizzata da una molteplicità di fonti energetiche e, soprattutto, da un’elevata percentuale di energie rinnovabili rispetto a quelle convenzionali: fotovoltaica, eolica, geotermica, microidroelettrica, da biomassa.
Essa è capace non solo di produrre l’energia di cui ha bisogno, ma anche di utilizzarla al meglio, con maggiore efficienza, insieme alla risorsa acqua. Entrambe, infatti, sono fondamentali per sostenere la vita ed ogni attività, ma risultano sempre più scarse rispetto ad una domanda crescente.
Se si sommano le emissioni di trasporti, industria, residenze e commercio, che sono i settori per lo più localizzati nelle aree urbane/metropolitane, si rileva che la città è la fonte di massima produzione di CO2.
In effetti, le città sembrano realizzate e gestite, così come i manufatti architettonici al loro interno, per conseguire il massimo consumo di energia, con il più intenso inquinamento.
Considerando che in Europa il 45% circa dei consumi energetici sono dovuti al settore delle costruzioni, appare evidente il potenziale di abbattimento dei consumi energetici nel settore residenziale/insediativo e, quindi, il contributo verso la sostenibilità che il settore stesso (soprattutto con la riqualificazione del patrimonio esistente) può apportare.
Questione energetica
Tutte le buone pratiche di cui al paragrafo precedente consentono di dimostrare che un maggiore risparmio/efficienza energetica e la produzione da fonti rinnovabili risultano non soltanto ecologicamente e socialmente efficaci, ma anche economicamente convenienti. Il conflitto tra ecologia, economia ed energia può ridursi e trasformarsi in originali sinergie, attraverso idonee valutazioni e scelte .
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